La trasformazione interiore e il tempo

 

rispettare il proprio tempo

“…l’uomo moderno crede di perdere qualcosa – il tempo – quando non fa le cose in fretta; eppure non sa che cosa fare del tempo che guadagna, tranne che ammazzarlo…”                E. Fromm

Gli individui, specialmente nella nella parte nord e occidentale del mondo, hanno artificiosamente contratto il tempo, nonostante abbiano a loro disposizione un’enorme quantità di informazioni, non hanno la consapevolezza e la coscienza adeguate per comprenderle ed utilizzarle. Questo non permette la trasformazione individuale e collettiva.

Uno degli archetipi, dei miti più offesi di oggi è il Tempo, distorto dall’eccessiva velocità,dalla continua urgenza e  dalla negazione.

L’unico vero Viaggio che compiamo è la nostra vita che comprende tutte le esperienze che giorno dopo giorno scorrono con noi.
La fase del nostro viaggio che più temiamo è la vecchiaia, che vogliamo lunghissima per rimandare il più possibile la morte di cui abbiamo terrore. La morte, quando avviene nella vecchiaia, sopraggiunge quando l’amore intorno non è più percepito, i sensi sentono l’assenza dell’amore, l’Eros ci consegna a Tanatos.
La vecchiaia per essere ben vissuta ha bisogno di lentezza, di ascolto, di accudimento
di compagnia, di rispetto. E’ il senex, l’archetipo della vecchiaia, ma lo neghiamo, lo nascondiamo, lo isoliamo.
La negazione del tempo produce l’offesa ad un altro grande mito, Afrodite, la dea della bellezza dell’amore alla quale non permettiamo il viaggio attraverso la vecchiaia (molti individui negano al proprio corpo di trasformarsi, di segnarsi, di solcarsi, di rivelare la propria storia).
Il tempo e lo spazio sono stati tanto riempiti da non averne più a sufficienza, l’ ansia e l’angoscia sono spesso le nostre compagne di viaggio.
Nel viaggio della vita, quando il tempo viene rispettato, se si ha il coraggio di attraversare gli spazi sconosciuti, di sentirsi sconfitti e disorientati, se si accetta il dover rallentare o di doversi fermare, è possibile scoprire cose mai viste e pensate di noi stessi; s’ incontrano fatica e paura ma si inizia la parte più importante della vita: la trasformazione.
La farina e l’acqua e il lievito miscelati devono aspettare il tempo della lievitazione e poi il calore e il tempo della cottura per trasformarsi in pane.
C’è voluto il tempo necessario per raggiungere la trasformazione degli elementi iniziali in un nuovo prodotto totalmente diverso e completo.
Non si può avere fretta.
Anche un buon vino é un prodotto di una complessa trasformazione che avviene grazie ad una attenta procedura di coltivazione dell’uva, della raccolta, della spremitura, della fermentazione ed altro ancora.
Basta saper guardare per accorgersi di quanti “viaggi” si compiono intorno a noi e quante simboliche trasformazioni avvengono rispettando il tempo; l’Eros è presente ogni volta che viene esercitata la cura, la competenza, l’attenzione.
Le semplici metafore del pane e del vino rappresentano come il viaggio trasformativo, produce qualcosa che non è più quella originaria. E’ un’altra cosa.

orologi

Non tutti gli esseri umani riescono a compiere la propria trasformazione, si accontentano di uno stato di medio benessere e finiscono la loro vita senza essere mai scesi dall’aereo. Jung dice che nella prima metà della vita l’essere umano vive una sorta di cavalcata, di adeguamento alla vita, si confronta e compete con gli amici, con i compagni, forma una nuova famiglia, raggiunge obiettivi nel lavoro .

Dopo i 40 anni inizia una delle tappe più importanti del viaggio dell’Eroe che vive in ogni essere umano, a metà della vita incontra lo smarrimento, ciò che era certo e chiaro ora non lo è più, la visione delle cose cambia, qualche volta si capovolge, è di fronte “alla propria selva oscura”, inizia il viaggio dentro il proprio inferno; come già il genio di Dante aveva descritto.

L’eroe deve attraversare con coraggio valli, fiumi, guardare negli occhi i mostri e le ombre che incontra e non retrocedere. Alcuni ci riescono, altri no. Questa fase della vita spesso é segnata da sintomi di ansia, di angoscia, di profondo disagio che segnalano il bisogno del cambiamento interiore.

mano econ uccelli

Qualche volta l’analisi accompagna i pazienti in questo viaggio.
Per alcuni la terapia può essere solo un viaggio per turisti e si accontentano di guardare un pò di qua e di là, di sentire un po’ di miglioramento dei sintomi, un po’ meno di ansia e angoscia, sospendono la terapia, pensando di essere arrivati all’obiettivo.
Il viaggio trasformativo richiede tempo, coraggio, umiltà.

Eraclito nel 480 a.c, nella sua opera “Dall’origine”. Diceva: “per quanto tu vada lontano non scoprirai i confini dell’anima, neanche se percorrerai tutte le vie perché l’anima si dispiega abissalmente”. Noi possiamo, intravedere, solo alcune nostre parti interne e avvicinare alcune delle nostre ombre.

Il vero viaggiatore è colui che non fa programmi rigidi, non usa troppo le guide, non porta con sé troppi soldi; il vero viaggiatore è colui che è disposto a sperimentare, a cambiare itinerario a faticare, a fare tappe impreviste, a sentire che è stremato, ma continua il percorso, va oltre.

Quando cominciano i veri viaggi nella vita? In maniera inaspettata: gli abbandoni, le prove impreviste, i lutti, i fallimenti, i successi imprevisti, le malattie, i conflitti con gli altri. Qualche volta durante le prove si intraprendono viaggi reali ci si allontana dal luogo della sofferenza e del dolore. Per fuga o per evitare.

Talvolta la solitudine e il silenzio sono necessari per sentire sé stessi, per non distrarsi . Solo così è possibile incontrare le nostre ombre, la parte nostra mancante e trarne energia nuova.
Lo Zen dice: “Ovunque tu vada ci sei già stato”.
Jung afferma che noi abbiamo già tutto dentro. Il nostro andare porta alla ricerca del Sé, della nostra totalità che già è in noi.
Spesso i sintomi dolorosi ci informano che nel viaggio interiore stiamo attraversando complessi dolorosi che ci intrappolano di cui dobbiamo prendere coscienza.
Il nostro io non lo sa. L’io organizza il viaggio ma l’imprevisto è sempre in agguato.
La nube nera che ha bloccato per giorni e giorni gli aereoporti di tutta Europa, ha provocato disagio, rabbia e paura ai passeggeri, che sono stati costretti dagli eventi a incontrare i loro limiti e le loro paure, ora si conoscono meglio.
Hanno vissuto un’esperienza straordinaria, noi “viaggiamo” quando incontriamo i nostri confini interiori.
Sta in quell’incontro il viaggio. Sta in quell’incontro la trasformazione.

Ricordare il tempo passato, quello che ci è successo nel tratto di vita già percorso, è riconoscerlo, sperimentarlo di nuovo, questo ci consente di trasportare a noi ciò che abbiamo rimosso o tenuto molto lontano, di ridisegnarlo, di non averne più paura e addirittura di consegnarlo ad un presente verso il futuro.

E’ questa la trasformazione che avviene quando noi facciamo un buon lavoro con noi stessi. In questo modo si può uscire dalla nevrosi perché il tempo presente dà spazio al tempo passato per rifarne esperienza aprendosi contemporaneamente ad un tempo futuro. Così il processo psichico viene liberato dalla ripetizione di ciò che è bloccato dal passato e che rappresenta il meccanismo della nevrosi.

cammino 2

 “…Prendete le differenti tensioni temporali, parlando metaforicamente, il ruscello, il torrente, il fiume, la cascata, l’oceano: la loro unione da luogo ad un disegno ritmico irripetibile, che è il sentimento del tempo dell’autore cui è stata data vita, simile ad una nuova formazione organica…”

A. Tarkovskij

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